In Burkina Faso i cittadini hanno risposto all’appello dell’opposizione scendendo in strada a manifestare contro il nuovo piano del governo volto a facilitare la rielezione di Blaise Compaoré, in carica dal 1987. Il suo potere forse è in bilico, ma ci sarà un nuovo Sankara pronto ad agire per il bene del popolo?

In questi giorni, un amico burkinabè mi parlava del suo paese e dell’attuale Presidente Blaise Compaoré, al potere dal 1987. Nel discorso del mio amico, in Italia dal 1993, era evidente la nostalgia verso la sua terra natia; soprattutto percepivo il rimpianto verso le idee, mai realizzate, di libertà e giustizia sociale lanciate dal compianto Thomas Sankara.

Caso vuole che sabato 29 giugno, l’opposizione al governo sia scesa per le strade di varie città del Burkina, insieme al popolo, protestando contro una modifica costituzionale che prevede l’istituzione di un Senato. Lo Stato un tempo conosciuto con il nome di Alto Volta torna ad essere in fermento.

I cittadini, già esasperati per il carovita, hanno espresso in modo non violento tutta la loro rabbia verso il regime di Compaoré attraverso slogan come “No al potere a vita”. Infatti, la creazione del Senato vuole essere il pretesto per un ulteriore cambiamento istituzionale utile all’attuale forza di governo, il Congrès pour la Démocratie et le Progrès (un nome che non rispecchia per nulla l’operato di questo partito), per far nuovamente rieleggere in modo illiberale l’attuale Presidente del Burkina in carica da ben 26 anni!

Sembra assurdo, ma sono trascorsi quasi tre decenni da quel tristemente famoso colpo di stato attuato proprio da Compaoré, col sostegno di altre figure africane corrotte, oltre che della CIA, dell’amministrazione statunitense dell’epoca (presidenza Reagan); alcune fonti incolpano anche il governo francese di allora capeggiato da Mitterrand.

Come è accaduto al congolese Patrice Lumumba (assassinato nel 1961) e ad altri leader ritenuti “scomodi” da chi vuole continuare a detenere le redini del potere politico-economico mondiale, anche a Sankara è stata sottratta brutalmente la possibilità di realizzare le sue idee a favore dei connazionali. Valère Somé, suo collega politico, ha parlato di “speranza assassinata”. Ed è ancora così, perché la speranza del popolo burkinabè continua a essere calpestata, negata, ad opera di un Presidente-dittatore corrotto, che difende i suoi interessi e non quelli del popolo. Compaoré è davvero agli antipodi di Sankara, con cui aveva condiviso un breve periodo della svolta politica avviata dall’«amico» rivoluzionario, essendo stato Ministro della Giustizia durante la breve presidenza di Thomas Sankara. In realtà, Compaoré ha usato l’amico Sankara per ottenere il potere, dimostrando così di non avere alcuna considerazione per le idee e i progetti di colui che voleva liberare il Burkina dal peso del colonialismo.

Le denunce contro il debito e contro i ricatti delle potenze occidentali sono morte con l’assassinio di Sankara e di altri dodici ufficiali legati a questa figura “rivoluzionaria”: rivoluzionaria rispetto all’atteggiamento accondiscendente di tanti altri leader africani verso le nazioni straniere; rivoluzionaria rispetto ai diktat di potenze egemoni come la Francia e gli Stati Uniti. Ma il suo essere rivoluzionario non era altro che “normalità” per Sankara: una normalità che presupponeva libertà e giustizia sociale per il popolo burkinabè, oltre che distribuzione equa della ricchezza, senza mai più sottostare alle regole di nazioni straniere e al liberismo globale causa principale della povertà nei paesi del Sud del mondo. Un’indigenza alimentata ad hoc dalle nazioni occidentali per continuare ad accaparrarsi in maniera indiscriminata le ricchezze dell’Africa e denunciata più volte da Sankara. Tre anni prima di venire assassinato, davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, pronunciava queste parole: «Vengo a portarvi il saluto fraterno di un paese di 274mila chilometri quadrati, dove sette milioni di bambini, di donne e uomini si rifiutano ormai di morire d’ignoranza, di fame e di sete[…]».

Sankara fu la voce del popolo, della povera gente, di chi subiva la corruzione e i privilegi di amministratori e politici burkinabè, servili con le nazioni straniere. Sankara era un uomo davvero integro: integro come egli desiderava fossero tutti i suoi connazionali. Ecco perché scelse per il suo paese, ex Alto Volta, il nome di Burkina Faso: due termini che significano rispettivamente “dignità, nobiltà e integrità” e “terra natale”. Il Burkina Faso doveva diventare “la terra degli uomini integri”, ma è caduto nel baratro di una dittatura sostenuta da quelle nazioni straniere che temevano la rivoluzione pacifica di Sankara.

Per chi vuole andare sulle sue tracce nel paese d’origine troverà parecchie difficoltà (anche se la maggior parte dei burkinabè lo ricorda con profonda nostalgia), a cominciare dalla ricerca del suo luogo di sepoltura. Ovviamente, con al potere un uomo corrotto come Compaoré non si può pretendere che la tomba di Sankara sia un monumento nazionale, però non si può nemmeno giustificare il fatto che per trovarla si debba andare alla periferia di Ouagadougou, attraversare una zona polverosa e abbandonata, e giungere in un luogo isolato, dove si trovano diverse tombe bianche. Su ognuna è segnalato il nome del defunto e il grado: sono le tombe di coloro che vennero uccisi durante il colpo di stato del 1987. È qui, in questa zona sperduta, lontana dal via vai della gente e dei turisti che si può pregare sulla lapide (che mostra segni di profanazione) di Thomas Sankara, l’uomo che avrebbe potuto cambiare il destino non soltanto del Burkina Faso.

Silvia C. Turrin

L’articolo è on line anche sul sito di SMA Afriche

Documenti video:

Il famoso discorso di Sankara sul debito dei paesi africani tenuto all’Assemblea dell’OUA ad Addis Abeba:

Sankara … e quel giorno uccisero la felicitàreportage realizzato con grande sensibilità e lucidità dal giornalista di Rai3 Silvestro Montanaro, che mette in luce l’intelligenza, la lungimiranza, l’onestà di Sankara, spiegando al contempo le dinamiche politiche, finanziarie ed economiche che hanno portato la CIA, l’ex dittatore della Liberia Charles Taylor, l’amico traditore Compaoré, Stati Uniti e Francia ad assassinare il “Che” africano. Reportage da vedere…per capire quanto le denunce di Sankara lanciate anni fa siano ancora terribilmente attuali!

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