Danzare la vita per non dimenticare la morte

Quest’anno ricorrono vent’anni dal genocidio in Ruanda, tra le pagine più oscure della storia non solo africana, ma globale. Sul nostro sito web abbiamo pubblicato in passato vari articoli dedicati a questa tragedia le cui ferite sono ancora aperte. In questo 2014 racconteremo altre storie, di speranza e di riscatto. Iniziamo con Nido Uwera, ballerina ruandese che ha creato una danza per esorcizzare gli spettri della morte.

Nido Uwera

Era il 1991 quando Nido Uwera decise di andarsene dalla sua terra natale per approdare in Francia e sviluppare alcuni progetti legati alla danza. Non immaginava che tre anni dopo la sua dipartita, il Ruanda sarebbe stato tragico protagonista di un’ecatombe: dal 7 aprile al 21 luglio 1994 hanno perso la vita un milione di persone (sebbene la cifra esatta non si potrà mai davvero stimare).

Il genocidio tra Hutu e Tutsi avvenuto in Ruanda modifica la prospettiva artistica, oltre che esistenziale, di Nido Uwera, tanto da spingerla a fondare a Parigi l’associazione e compagnia di ballo dal nome Mpore, parola altamente simbolica. Questo termine significa “empatia”: un’espressione che è centrale per comprendere i drammi di tutti coloro che hanno vissuto l’orrore del massacro. La sala dove avvengono le prove di ballo è diventata un luogo d’incontro tra varie generazioni di ruandesi che hanno visto scorrere il sangue sulla loro terra, nelle loro case, sui volti dei familiari. È fondamentale, è un’urgenza, trovare un ambiente dove potersi confrontare, dove poter elaborare il lutto, la carneficina, dove darsi coraggio e scorgere la speranza di poter rifondare un nuovo Ruanda, tra giustizia e riconciliazione. Mpore si è così trasformata in una struttura “di accoglienza” dove ospitare giovani ruandesi. Nido Uwera e la sua compagnia di ballo hanno danzato in molte città (in particolare in Francia e Svizzera) e in vari Festival.

A vent’anni dal genocidio, Mpore rappresenta un progetto di riscatto, che invita al dialogo. Si rivelano così tutta la forza e il coraggio – espressi attraverso la danza, la musica e la poesia – da giovani nati in Ruanda e poi costretti alla diaspora. Tanti infatti le ragazze e i ragazzi provenienti dal Burundi, dal Congo, dall’Uganda, ovvero quei paesi dove hanno cercato rifugio durante e dopo i massacri. La stessa Nido Uwera in realtà è nata in Burundi, senza però mai dimenticare le proprie radici ruandesi, come dimostra la sua costante, appassionante ricerca in ambito artistico. La danza e i canti della sua terra si trasformano in “terapia”, diventando inoltre quel cordone ombelicale che mantiene viva l’identità di tutti quei ruandesi desiderosi di una vera riconciliazione tra Hutu e Tutsi. Come afferma la stessa Nido: «Danzare è come ricordare a chi ci ha sterminati che noi siamo sempre là. Danzare significa esistere, significa commemorare, significa danzare la vita ma anche i morti».

Silvia C. Turrin

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