Desmond Tutu, perdonare significa aiutare noi stessi

L’attivista anti-apartheid e Premio Nobel per la Pace sudafricano, caro amico di Nelson Mandela, ritorna sull’importanza del perdono attraverso un libro scritto a quattro mani con la figlia Mpho dal titolo The Book of Forgiving. Leggerlo significa guarire dal peso del rancore e vivere nella gioia.

Desmond Tutu con la figlia_Mpho

A dispetto dei suoi 83 anni, dimostra una grande energia e un immutato spirito combattivo contro iniquità sociali e soprusi. Desmond Tutu, classe 1931, incarna l’uomo votato a Dio che da sempre agisce in modo concreto ispirandosi a quei principi di giustizia, uguaglianza, fratellanza presenti nelle Sacre Scritture. Sono principi che in moltissimi casi rimangono solo astrazioni teoriche, e che riecheggiano di tanto in tanto in molti discorsi, ma nei fatti, anche uomini di Chiesa, non li applicano nella realtà.

L’Arcivescovo emerito di Cape Town ha messo in pratica la parola di Gesù, lottando pacificamente ogni giorno contro il razzismo e le ineguaglianze in Sudafrica, tanto da essere insignito del Premio Nobel per la Pace nel 1984. È stato a fianco dell’amico Nelson Mandela quando si cercava una soluzione allo smantellamento dell’apartheid; gli è stato vicino quando Madiba fu arrestato e poi quando venne finalmente liberato dopo oltre vent’anni di carcere. Desmond Tutu, ordinato sacerdote anglicano nel 1961, si è impegnato attivamente prima contro il razzismo, poi a favore della pacificazione nazionale in Sudafrica sostenendo la creazione della Commissione per la verità e la riconciliazione.

Quanti discorsi infiammati contro il governo di Pretoria e contro l’uso della violenza ha lanciato tra gli anni Sessanta e gli anni Novanta del secolo scorso, e quante parole inneggianti alla pace ha elargito nella veste di uomo di Chiesa politicamente impegnato. Tra i suoi libri più struggenti e illuminanti tradotti e pubblicati in italiano ricordiamo Non c’è futuro senza perdono (Feltrinelli editore), in cui il Premio Nobel per la Pace ripercorre le tappe che hanno portato allo sviluppo della Commissione per la verità e la riconciliazione: dai lavori iniziali ai dibattimenti, sconvolgenti sia per le vittime, sia per i carnefici. Un percorso, quello della Commissione per la verità e la riconciliazione, molto forte dal punto di vista emozionale e altrettanto emblematico sul piano culturale e politico. In questo volume centrali risultano essere temi quali: concordia, perdono, amore, compassione e compartecipazione.

Riflessioni che in parte ritroviamo nel suo nuovo libro, non ancora edito in Italia, dal titolo The Book of Forgiving, scritto a quattro mani con la figlia Mpho Tutu, impegnata lei stessa a livello religioso tanto da avere intrapreso il cammino di prete episcopale, oltre che essere diventata Direttrice della Fondazione Desmond & Leah Tutu. The Book of Forgiving più che un semplice libro è uno strumento utilissimo per comprendere l’importanza del “perdono”. Secondo Desmond Tutu: “Noi non perdoniamo per aiutare l’altra persona. Non perdoniamo per gli altri. Noi perdoniamo per noi stessi”.

È in pratica per il nostro bene imparare la capacità di perdonare chi ci ha fatto del male: vivere nel rancore e nell’odio perenne è un peso enorme, troppo grande da sopportare; meglio perdonare per sentirsi nuovamente vivi, leggeri, in grado di essere d’aiuto concreto alla società, oltre che a noi stessi.

the book of forgivingAffermano padre e figlia che: “Non c’è nulla che non si può perdonare e non c’è nessuno che non merita di non essere perdonato”. Il perdono, scrivono padre e figlia, non è certo semplice; bisogna affrontare ostacoli interiori, superare forti resistenze, ma alla fine del processo si sperimenta pace, si avverte un senso di guarigione e ci si apre alla realtà, sentendo che il futuro può essere prospero.

Per riuscire a perdonare, Desmond Tutu e Mpho illustrano un percorso composto da quattro fasi distinte e correlate: il primo passo consiste nel raccontare la storia, ovvero ciò che è accaduto e che ha causato sentimenti di rancore, odio, disprezzo verso una o più persone; il secondo passo è individuare e dare il nome al dolore che si prova, ovvero quel dolore provocato dall’azione o dalle parole o dalla non azione della persona che “si vuole” perdonare; il terzo passo è quello del perdono e il quarto conduce a una maggiore chiarezza del rapporto con chi ha ricevuto il nostro perdono.

Questo processo a tappe è essenziale per il bene comune, come sottolinea Desmond Tutu nel libro. “La qualità della vita umana sul nostro pianeta non è altro che la somma totale delle nostre interazioni quotidiane gli uni con gli altri. Ogni volta che noi aiutiamo qualcuno, e ogni volta che noi facciamo del male a qualcun altro, abbiamo un impatto drammatico sul nostro mondo. Poiché siamo esseri umani, alcune delle nostre interazioni andranno male, e quindi saremo feriti o feriremo, o accadranno entrambe le situazioni. È la natura dell’essere umano, ed è inevitabile. Il perdono è il modo in cui impostiamo nel modo giusto queste interazioni. È il modo di riparare strappi nel tessuto sociale. È il modo in cui evitiamo alla comunità umana di scomporsi, disfarsi”. È stato proprio il processo di riconciliazione nazionale fondato sul perdono, processo ardentemente voluto da Desmond Tutu, che ha permesso al Sudafrica di non sprofondare in una guerra civile: attraverso la Commissione per la Verità si è fatta luce su moltissimi casi oscuri durante l’epoca dell’apartheid.

The Book of Forgiving non è ancora disponibile in lingua italiana, ma speriamo venga tradotto e pubblicato presto anche in Italia, un paese che deve ancora superare molte ferite del passato, dalla dittatura fascista al periodo degli anni di piombo, alle stragi mafiose: attraverso il perdono forse molte verità taciute potrebbero venire a galla, dando la possibilità al paese di guardare al futuro senza il peso dell’odio e delle vendette.

Silvia C. Turrin

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